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Il
Portogallo mi è proprio piaciuto, non c’è che dire. Dopo la
“scoperta” di questo bel paese fatta l’estate scorsa, ho avuto
modo di fare una visita
a Natale ed ora sono pronta per una nuova estate portoghese.
Quest’anno parto da sola, ma probabilmente il mio amico Alex sarà
ad aspettarmi (almeno lo spero, dato che da qualche giorno non
riesco a mettermi in contatto con lui per confermare il mio
arrivo!). Scalo a Francoforte e poi via in direttissima per
approdare in una Lisbona dal clima africano. La temperatura è
altissima, saranno almeno 47 gradi, ma sono atterrata in Portogallo
o in Africa? Raccatto i bagagli e la tenda e mi avvio all’uscita,
sperando di intravedere tra la folla, la faccia nota di Alex. Lo
vedo, mi vede, e mi corre incontro. E’ tutto sporco di bianco, mi
dice che stava aiutando un amico nella pittura di una stanza, quando
si è reso conto che ormai era giunta l’ora del mio arrivo. Non è
cambiato per nulla, è molto buffo come sempre. Salgo in macchina ed
entrambi esplodiamo in una risata liberatoria: è tutto come lo
avevamo lasciato, nel senso che, anche se sono passati tanti mesi
dall’ultima volta che ci siamo visti, la sensazione è di una
lontananza giornaliera. Viaggiando, ma anche nella vita di tutti i
giorni mi capita a volte di incontrare persone che mi sembra di
conoscere da una vita. Non esiste imbarazzo,
c’è un feeling istantaneo ed è come se ci si vedesse
tutti i giorni. Ecco, Alex è una di quelle persone. Con lui, è
come se fossimo amici da sempre. Giusto il tempo di cambiarmi e fare
una doccia che subito vengo trasportata alla Feira Popular, un
grande Luna Park di Lisbona. C’è molta gente, tante giostre,
bancarelle, luci e musica a volontà. In fondo c’è un palco ed
ora ho capito perché Alex mi ha portata fino a qui. E’ appena
iniziato un concerto di Fado. Alex si fa strada tra la folla e trova
un posto. Canta una donna dai lunghi capelli biondi raccolti a
chignon e vestita di nero. Ha una voce potente, assomiglia molto a
quella di Amalia Rodriguez. Ha
un viso molto espressivo ed ad ogni struggente nota intonata, allega
un’espressione di strazio. La musica del Fado è decisamente
triste e malinconica, ma riesce a coinvolgermi in modo
impressionante. Mi guardo le braccia ed appuro di avere “la pelle
d’oca”.
Quando
il concerto finisce, Alex si dirige verso una bancarella nella quale
campeggiano grosse reti
piene di gusci di lumache. Ci sediamo nelle oramai logore sedie di
plastica e lui ordina la cena. Quando vedo quel che arriva, mi sento
male. Alex non vuole sentire ragioni ed insiste perché metta in
bocca queste viscide molli lumache. Ma scherziamo? Ma stiamo
impazzendo? Io quella robaccia non la assaggero’ mai!! Lui ne va
ghiotto e si rimpinza sotto ai miei occhi schifati. E’ tenace e
non si arrende e vuole assolutamente che le assaggi. Quando mi da
l’ultimatum dicendomi che mi abbandona in mezzo al luna Park da
sola, realizzo di non avere piu’ “carte da giocare”. Prendo un
bel respiro, chiudo gli occhi ed apro la bocca cercando di rimanere
il piu’ possibile in apnea. Deglutisco in un sol boccone. Alex non
è soddisfatto, si è reso conto dei miei escamotage per evitare di
masticare i molluschi in questione. Alla fine devo per forza
assecondarlo e, a malavoglia, mastico questo mollicciume evitando di
pensare a cio’ che sto facendo….Ad ogni modo, il gusto non mi
piace proprio e sono quasi sicura che questa è stata e sarà la
prima e ultima volta che le assaggio!
Il
giorno dopo, per sfuggire al caldo soffocante di Lisbona, carichiamo
la macchina e partiamo verso sud. La meta è la medesima dello
scorso anno : Lagos. Dopo varie ore di macchina, stanchi ed
appiccicaticci arriviamo nello stesso camping dello scorso anno. La
notte oramai è scesa, ed alla luce dei fari della macchina,
montiamo in qualche maniera la tenda.
La
mattina seguente andiamo a Luz, dove facciamo qualche tuffo nel
gelido oceano, facciamo una scorpacciata di pesce e poi andiamo a
visitare l’antico osservatorio.
Nei
giorni seguenti andiamo a Lagos. La tappa d’obbligo è una
mangiata nei capannoni dei pescatori. Dall’indigestione avuta lo
scorso anno, ancora non riesco a mangiare le sardine. Alex allora mi
fa portare un altro tipo di pesce. Lui invece, contrariamente a me,
non sa nemmeno lontanamente cosa sia un’indigestione e si strafoga
di sardine. Arriva a mangiarne 32, ed io mi sento male per lui…
Dopo
qualche giorno di relax, di sole e di tanto mare, il nostro viaggio
continua verso Loulè una graziosa cittadina non distante da
Albufeira. Questa sera ci sarà il concerto di Daniela Mercury, una
cantante brasiliana famosissima qui. Alex è giorni che
“traffica” per trovare i biglietti. Troviamo ospitalità in una
vecchia pensione del centro gestita da due signore, anziane e
signorili che quando scoprono che sono italiana, mi intonano
simpaticamente un “o sole mio”. E’ incredibile: Alex conosce
un sacco di gente e non c’è luogo dove non trova qualche
conoscente. Ci stiamo dirigendo verso lo stadio, dove si terrà il
concerto, che dei ragazzi lo chiamano. Anche qui, come a Lagos e a
Luz ha trovato qualcuno che lo conosce….
C’è un’enorme calca
all’entrata dello stadio. Mi piace osservare tutta questa gente
che entra. Di certo di turisti stranieri ce ne devono essere
veramente pochi! Entriamo e ci sediamo nel prato attorniati da tanti
altri giovani come noi. Quando lo spettacolo inizia la folla si
carica. Lo spettacolo è di gran effetto. Sul palco, oltre a Daniela
Mercury, si alternano ballerini e ballerine scandendo passi di
samba. Mi faccio coinvolgere dall’atmosfera festosa e mi unisco ad
un gruppetto di ragazze improvvisando qualche passo di samba.
Mi diverto veramente tantissimo ed ancora una volta, devo
ringraziare Alex che mi ha portato fino a qui!!
Il giorno dopo andiamo al
Albufeira. Passiamo il centro, decisamente turistico e commerciale.
La spiaggia è una collezione di ombrelloni e bagnanti. Non fa per
me, preferisco i posti piu’ tranquilli. Allora Alex inizia a
chiedere informazioni per la Praia Do Castelho. Mi spiega che quando
era piccolo ci veniva, ma non ricorda bene dove si trova. Dopo
qualche indicazione che ci porta fuori strada, arriviamo sopra ad
un’imponente scogliera. E’ meraviglioso. Sembra di essere sul
picco del mondo! Scendiamo per i ripidi sentieri malmessi, bisogna
fare attenzione a non scivolare. La roccia si sbriciola facilmente e
dopo il nostro passaggio, mucchietti di sassolini scivolano fino al
mare. Camminiamo per un po’ e poi arriviamo ad una piccola baia
scavata tra le rocce. Stendiamo gli asciugami ai piedi del costone
roccioso e ci godiamo questo angolo di oceano bellissimo.
Nei giorni seguenti ci
dirigiamo a Sagres, dalle scogliere bianchissime che al tramonto
diventano arancioni e rosa, facendosi spennellare dai raggi del
sole. Poi raggiungiamo Cabo St.Vincente, il punto piu’ occidentale
d’Europa.
Io vorrei tornare a Sintra
prima di partire, e così un giovedì mattina prendiamo la via di
ritorno verso Lisbona. Quando arriviamo, però, appuriamo dai
telegiornali che proprio il giorno prima un grosso incendio ha
invaso Sintra e che le strade, almeno a quanto dicono i giornali
sono chiuse al traffico. Devo percio’ accantonare l’idea di
rivedere questa cittadina arroccata su un monte che lo scorso anno
mi ha tanto affascinato.
Gli ultimi giorni sono
percio’ dedicati alla Lisbona che in questo periodo dell’anno è
di proprietà unicamente dei turisti. Trascorriamo le serate al
Lisbona Bar, dove ritrovo i vecchi amici ed improvvisiamo tornei di
calcetto dove io cerco impossibili vittorie contro esperti
giocatori. L’ultima sera con Luis e Paulinho andiamo a ballare.
Quando è ora di andare a dormire i ragazzi improvvisano un coro per
la mia dipartita in Italia. Nelle strette vie di Barrio Alto
iniziano a cantarmi le canzoni portoghesi che mi piacciono tanto,
con il risultato che prima una comitiva di giapponesi ci scatta un
bel po’ di foto e poi una esausta signora ci scaraventa un vaso di
fiori dalla finestra sovrastante per far tacere questo concerto
improvvisato. Sono triste, gia’ la saudade si impossessa di
me…Devo tornare a casa, ma scommettiamo che a Lisbona ci torno?
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