Ho
ricevuto un invito per la partecipazione ad un
matrimonio. Chi convolerà a giuste nozze è mio cugino
Luca. Queste nozze hanno pero’ qualcosa di particolare:
verranno celebrate in Olanda. La storia è un po’
complicata: Luca si sposa con Saskia, una ragazza di
Londra. La madre di Saskia è olandese. Hanno deciso di
celebrare il matrimonio in Olanda ed io sono stata
invitata. Dato che il matrimonio si celebra ad agosto,
prendo la “palla al balzo” per unire l’”utile al
dilettevole” ed arrivare sparata in Olanda con un
interrail che mi permetterà di visitare tanti paesi. Con
l’inseparabile Fede, armate di zaini colmi e pesanti,
stilato un itinerario impreciso e labile, partiamo in
una calda serata di agosto con il treno che per tutta la
notte correrà fino scaricarci a Monaco di Baviera, la
nostra prima tappa. Arriviamo all’alba in una Monaco,
calda ed ordinata. Con qualche difficoltà e con la
schiena a pezzi, ci dirigiamo verso uno dei tanti
ostelli indicati nelle nostre guide. C’è la fila fuori.
Tanti nostri cloni sono diligentemente in fila
speranzosi di trovare un giaciglio. A quanto pare, pero’
l’ostello è pieno. Mi viene consegnato un foglio nel
quale sono indicati una serie di ostelli dove forse è
possibile trovare posto. Ci armiamo di buona volontà e
in un tedesco a volte un po’ stentato cominciamo la
lunga prassi di telefonate per sapere le disponibilità.
Purtroppo le risposte sono sempre le stesse: tutto
pieno. Sconsolate decidiamo sul da farsi, ci sediamo
sulle scalinate ormai sgombre dell’ostello e discutiamo
sulla direzione da prendere quando il ragazzo della
reception esce e ci chiede se siamo ancora interessate
alla camera. Hanno appena disdetto due letti e la
fortuna ha voluto baciarci per l’ennesima volta, facendo
in modo che ci trovassimo nel posto giusto al momento
giusto. Così ci sistemiamo in questo ostello, carino e
pulito. Facciamo rapidamente amicizia con Renata, la
nostra compagna di stanza, una ragazza brasiliana molto
simpatica. Camminiamo molto nelle ordinate vie di
Monaco, visitiamo monumenti testimoni di antichi sfarzi,
prendiamo il sole sulla riva del fiume Isar, ci
inoltriamo fino all’Olimpia Park ed, ovviamente, beviamo
molta birra. Nei giorni di permanenza in ostello
facciamo conoscenza con il personale. Sono tutti ragazzi
giovanissimi e sono tutti molto carini, il che non
guasta. Stanno tutti svolgendo il servizio civile e
vengono da tutte le parti della Germania. Un po’ a
malincuore, viste le interessanti conoscenze fatte,
partiamo verso Berlino. Il programma è quello di
fermarci almeno una notte, ma la situazione si presenta
gia’ un po’ problematica: nonostante ci siamo premunite
di fare una serie di telefonate agli ostelli prima di
partire, sembra che sia tutto pieno.
Partiamo, con la
speranza di trovare una sistemazione al nostro arrivo.
Il viaggio dura tutta la notte ed è veramente scomodo.
Scendiamo in una Berlino ancora dormiente, deserta e
grandissima e con tanti lavori di ristrutturazione in
corso. Ci dirigiamo verso la stazione dello Zoo, e
depositiamo i pensanti zaini . L’impatto per entrambe, è
di una città fredda, decisamente diversa l’atmosfera
rispetto alla piu’ “intima” Monaco. Le strade sono
grandi e così pure i monumenti. Camminiamo e camminiamo
e camminiamo, attraversiamo il Tiergarten nel quale
campeggia maestosa la colonna della Vittoria,
stazioniamo nell’ariosa Alexander Platz…C’è una netta
differenza tra la parte est ed ovest. Provo ad
immaginare cosa dev’essere stato ai tempi del muro.
Quando raggiungiamo la porta di Brandeburgo mi emoziono.
Mi tornano in mente le immagini viste in TV
dell’abbattimento del muro, i festeggiamenti e i visi
dei giovani protagonisti di uno degli eventi di storia
attuale piu’ significativi. Ora l’unica testimonianza di
tutto cio’ è costituita da un gruppo di bancarelle che
vendono ipotetici pezzi di muro, spille comuniste e
colbacchi usati. Comunque dopo tutto il nostro
girovagare, non riusciamo a trovare una sistemazione
economica per la notte. Decidiamo allora proseguire
direttamente verso Amsterdam. Torniamo in stazione verso
sera, il nostro treno partirà verso le 2 di mattina. Non
sapendo bene che fare o dove andare, decidiamo di
stazionare in un angolino della stazione, c’è sempre un
via vai di gente, c’è molta polizia e quindi ci sentiamo
sicure. Osserviamo per lunghe ore i movimenti della
stazione. Strani, molto strani. Infatti ci rendiamo
conto che proprio in stazione c’è un fiorente giro di
prostituzione maschile. Giovanetti adescano anziani e
distinti signori. Partono con loro e dopo un po’
tornano. La cosa ci sorprende, ci rattrista e ci
schifa un po’. Ad ogni modo sembra tollerata dalla
polizia che evidentemente fa finta di non vedere.
Arriviamo ad
Amsterdam, finalmente riposate. Il gran camminare di
Berlino ci ha così stancato che siamo riuscite a fare
una gran dormita nonostante il via vai di passeggeri che
ogni tanto ci urtavano passando nel corridoio del treno.
La mattina seguente veniamo percio’ accolte da una
Amsterdam multicolore, caotica e piena di luce. Ci
informiamo sul treno per raggiungere De Wiuk, il paesino
dove si sposera’ Luca. E’ vicino a Groningen, a nord. Ci
vorranno almeno 3 ore di treno. Saliamo in un treno
locale che attraversa intere distese verdi invase da
mandrie di mucche bicolori e pecore. Tutto, anche il
bestiame al pascolo, da l’impressione di un gran ordine.
Sembra che anche i fili d’erba rispettino un programma
di pianificazione di perfezione del paesaggio. Ad ogni
modo l’Olanda è sempre stata una delle mie mete
preferite. Mi è sempre piaciuta l’idea di pensare che,
non essendoci colline e montagne, mi venga permesso di
vedere lontano. L’orizzonte qui è piu’ orizzonte in
quanto questa terra piatta non è altro che una lunga
distesa che si fonde con il cielo.
Scendiamo alla
stazione di Meppel un piccolo ed ordinato paesino con
fiumiciattolo e ponti. Cerchiamo un taxi. Lo dividiamo
con un ragazzo che va nelle nostra stessa direzione. Il
taxi ci scarica nel giardino dell’ostello che ci
ospitera’. E’ un immersione nel verde. L’ostello è
un’antica casa dalle grandi vetrate. E’ tutto circondato
da un prato verdissimo dove pascolano anche le mucche.
Non c’è nessuno pero’. Proviamo a bussare e a fare il
giro, ma è proprio tutto chiuso. Provo ad tornare in
strada, ma sembra proprio che il centro abitato sia
alquanto distante. Allora, apriamo i nostri sacchi a
pelo e ci distendiamo nell’erba, ammirando questo
paesaggio bellissimo.
Dopo diverse ore un
rumore di una macchina rompe questa solenne pace. La
macchina parcheggia proprio all’entrata dell’ostello ed
è targata Treviso. Scende una rumorosa comitiva di
giovani . Sono senz’altro gli amici di Luca, arrivati
fino a qui per il suo matrimonio. Mi presento. Mi dicono
che sono reduci dall’abitazione dove Luca e Saskia
stanno facendo i preparativi per la cerimonia. Vengo
caricata in macchina e con questa allegra combriccola di
ragazzi mi dirigo verso la dimora della famiglia di
Saskia. E’ una villa splendida ed enorme. Nel grande
parco che si staglia imponente davanti a questa casa
bianca curatissima vedo Luca. Mi viene incontro ed è
felicissimo di vedermi. Non credeva che alla fine sarei
riuscita ad arrivare fino a questo sperduto paesino.
Mentre parliamo, c’è un alternarsi di gente che sale,
scende, corre, si sposta a destra poi a sinistra. I
preparativi sono in fermento, il matrimonio sarà domani
e tutto deve essere perfetto. Ci incamminiamo nel centro
del piccolo paese intriso di vecchi mulini a vento.
Vengo ufficialmente invitata alla cena che si terrà nel
parco della villa nella serata. Quale unica
rappresentante della famiglia dello sposo, oltre che ai
genitori, nonna e fratello, non posso indietreggiare a
questo onere. D’obbligo l’abito lungo, Luca se ne
raccomanda. Mi fa un po’ ridire tutto questo
conformismo, soprattutto da Luca. Non è mai stato uno
incline alle regole, ma si sa’, l’amore a volte cambia
le persone…Torno all’ostello che nel frattempo è stato
aperto ed è caratterizzato dal continuo arrivo di
ospiti. Sono perlopiu’ inglesi, scozzesi e qualche
irlandese, venuti tutti appositamente per questo
matrimonio. Il gruppo degli italiani è il meno numeroso,
ma di gran lunga il piu’ vivace. L’interno dell’ostello
è caldo ed ospitale. Le camere hanno i letti di legno.
Il salone al piano terra è molto grande, pieno di libri
e con un grande acquario al centro. Estraggo percio’
dallo zaino il tanto desiderato vestito lungo,
stropicciato, ma elegante. Mi preparo per questa serata
ufficiale e saluto Fede e i ragazzi che si dirigono
verso qualche birreria.
Alla villa
l’atmosfera è decisamente formale. Nel grande parco sono
stati allestiti grandi tavoli rotondi finemente
addobbati da candele e fiori. Vengo invitata a sedere al
tavolo , assieme allo sposo. Mi siedo vicino allo zio
della sposa, il padrone di casa, un aristocratico
olandese, console di qualche stato della ex Unione
Sovietica (non mi ricordo piu’ quale) Ha un aspetto un
po’ solenne ed austero, ma simpatizza subito per me.
Parliamo per tutta la serata. Luca è soddisfatto della
mia performance e non smette mai di ringraziarmi. La
serata procede un po’ monotona, ma tutto sommato mi
piace l’idea di dialogare di alti concetti politico
culturali con persone molto piu’ colte di me. Il mio
inglese poi, a quanto pare, non è proprio male ed
abilmente riesco anche ad esprimere concetti profondi e
mirati (…il vinello a dir la verità, mi deve avere dato
fortemente una mano quella sera!) Torno a alla mia
dimora in un bel taxi e quasi arrivo contemporaneamente
a Fede che mi racconta di essere stata in un locale dove
si è divertita molto.
Il giorno dopo ci
prepariamo per la cerimonia. La piccola chiesa del paese
sembra una casetta di bambole. E’ piccola e fatta in
legno bianco. Osservo gli invitati, tutti elegantissimi.
Le signore inglesi hanno dei buffi cappellini in testa
ed alcune anche i guanti bianchi. Il prete è decisamente
“un personaggio”. Sembra sbucato da un film degli anni
70. Ha grossi occhiali, capelli rossicci tagliati a
caschetto ed indossa un completo bianco. La cerimonia
si svolge in inglese, solo qualche lettura viene fatta
in italiano. Mi piace il rito dell’accensione delle
candele da parte degli sposi dopo lo scambio degli
anelli. Poi tutti al rinfresco nel parco. E’ un
occasione per socializzare, anche se, inevitabilmente,
si creano dei gruppetti distinti tra inglesi ed
italiani. Ma alla sera ci sarà la grande cena con le
danze aperte. Torniamo tutti in ostello, piccola siesta,
cambio d’abito e tutti siamo pronti per la nottata di
follie!
Senza dubbio, anche
in questa sede, gli italiani la fanno da padroni. Gli
amici di Luca sono scatenati ed improvvisano scherzi e
buffonate, che, dopo un’iniziale titubanza, coinvolgono
anche i piu’ freddi anglofoni. Poi balliamo e balliamo e
balliamo.
La mattina seguente
siamo tutti con le occhiaie piu’ o meno accentuate, e ci
si prepara per la partenza. Chi va a casa e chi, come
noi, continua la vacanza. Ci dirigiamo ad Amsterdam e a
noi si aggrega Laura, un’amica di Luca conosciuta al
matrimonio. Amsterdam ci accoglie festosa e disordinata.
Troviamo rifugio in un ostello dal nome alquanto
orginale : the flying pig, il maiale volante. C’e’ una
nebbia fittissima quando si entra. Nell’angolo ci sono
dei cuscini gettati a terra con gruppi di ragazze e
ragazzi distesi che fumano. La nostra stanza è al terzo
piano ed è caldissima. Così riscopriamo Amsterdam che ,
rispetto all’anno scorso, sembra piu’ bersagliata da
masse di turisti. Ci sono perlopiu’ italiani, nella
folla intravediamo anche qualche conoscente di Treviso.
Dopo 2 giorni Laura ci saluta. Proseguiamo il viaggio
verso Haarleem, un piccolo e grazioso paese non troppo
distante da Amsterdam. Si dice nella cattedrale ci sia
l’organo piu’ grande d’Europa. Non posso confermarlo,
perché quando sono arrivata alla cattedrale, questa era
già chiusa al pubblico. Di certo pero’ le strade sono
molto caratteristiche, come i tanti negozi che vendono
le cose piu’ bizzarre. Mi compro una girandola fatta di
legno con delle mucchine bicolori che girano. Mi sembra
simpatica, anche se il trasporto si rivela a volte un
po’ scomodo.
La prossima tappa in
programma è quella di fermarci a Stoccarda, dove proprio
in questi giorni, si sta svolgendo un festival rock.
Proviamo a telefonare in giro, ma i biglietti risultano
tutti esauriti. Allora decidiamo di tornare a Monaco,
dove ci siamo trovate molto bene. Alla stazione di
Waterloo sale in treno un ragazzo alquanto particolare.
Si siede nel nostro scompartimento e socializza subito
con noi. E’ veramente gentile e dal suo grande zaino non
fa altro che estrarre cibarie varie da dividere con noi.
Il viaggio è molto lungo, e lui ci racconta la sua
storia. E’ giovane e veramente carino e da quando ha 16
anni abita in una casa occupata . Suona la batteria ed è
diretto a Vienna per un’audizione. Il biglietto lo ha
comprato usato, da un ragazzo che glielo ha venduto alla
stazione. E’ davvero simpatico, e noi due, a volte
incredule, ci dilettiamo ad ascoltarlo nelle sue mille
storie!
Ritroviamo la
“nostra” Monaco e il “nostro” ostello. I ragazzi
dell’ostello sembrano felici di rivederci. Passiamo le
nostre ultime giornate girovagando per Monaco, ballando
al Backstage, una discoteca veramente bella, e guardando
gli episodi di X -files in tedesco, assieme ai ragazzi
dell’ostello. Il viaggio di ritorno in Italia è
massacrante. I vagoni sono strapieni, è un caldo
soffocante e sembra di non arrivare mai. A Verona
prendiamo pure la multa perché non abbiamo fatto il
supplemento per l’intercity (e chi lo sapeva che il
treno era un intercity??).
Torniamo a casa
esauste, è stata una bella vacanza…ma che faticata!!!