Basta nominare il Brasile per accendere subito l’immaginario collettivo  fatto di passioni sfrenate per il Carnevale, di grandi amori calcistici, di oscura profondità della foresta Amazzonica.

L’occasione per visitare questo paese dalle mitiche proporzioni me la dà Ilaria (vedi Londra 2001 n.d.r.) che da circa 6 mesi si è trasferita a Salvador de Bahia a fare del volontariato. Così mi ritrovo nuovamente a preparare il mio zaino, compagno fedele di tante avventure, e a riprendere il volo. Si aggrega anche Gabry (vedi Capo Verde 2002 n.d.r.). Partiamo in una fredda mattina di inizio marzo con un treno che ci porterà fino a Milano. Il nostro è un volo della Varig che direttamente da Milano Malpensa, solcherà l’oceano per farci scendere a Salvador de Bahia. Il volo è lungo, ma trascorre senza noia, la voglia di rivedere Ilaria, ma soprattutto di immergermi nei ritmi e nei colori carioca, è tantissima.  Il recupero bagagli procede velocemente che già siamo ad aspettare Ilaria. Sono molto eccitata, non vedo l’ora di riabbracciarla! Eccola che arriva!

Carichiamo gli zaini nel taxi e ci buttiamo subito nelle strade calde di Salvador. Sono un po’ frastornata, il caldo, l’ora tarda i rumori mi confondono. Arriviamo proprio nella sera dell’ultimo giorno del Carnevale. Quello che vedo è solo una città ormai svuotata, le grandi impalcature colorate sono vuote, le strade che sono state calpestate da milioni di  festaioli, da trios eletricos  e maschere stanno facendosi pulire….Ad ogni modo Salvador per ora  mi vede solo per una notte, domani sera una corriera ci attende per un repentino trasloco piu’ a Sud, a Porto Seguro, dove il Carnevale continua e dove gli irriducibili festaioli si trasferiranno  per gustare gli ultimi bagordi. Ci svegliamo in una Salvador aggredita dalla pioggia, leggera, ma persistente. Prendiamo l’autobus e con Ilaria raggiungiamo Praça da Ze. Ci incamminiamo verso l’elevador Lacerda e scendiamo nella città bassa, dove Ilaria ha lavorato per tutti questi mesi al Progetto Axè, una associazione che si occupa del recupero dei bambini piu’ poveri. Io e Gabry ci siamo procurati molti prodotti per l’igiene personale da donare a questi bimbi sfortunati. L’esperienza è molto forte. Mi commuovo nel vedere la felicità di questi bimbi mentre ricevono uno shampoo o una crema. Sono carini e socievoli, mi spiegano la storia di Salvador, degli schiavi e degli orishas

La città è  vivace , un misto di sacro e profano, dove innumerevoli chiese (si dice che ne esistano 365-una per ogni giorno dell’anno) si confondono tra danzatori di capoeira e musiche axè che scuotono l’aria…

Giusto un assaggio al Mercato Modelo, dove tra tam tam di percussioni, imbonitori e venditori mi immergo nell’arcobaleno di  oggetti di artigianato e souvenirs che sono esposti. Ma bisogna proseguire, tra poche ore un autobus superattrezzato ci condurra’ piu’ a sud, dove ci faremo coinvolgere dagli scatenati ritmi del carnevale!

La stazione delle corriere è piena di gente. E’ di sicuro il mezzo di trasporto piu’ usato per solcare questo immenso paese. Spesso le trasferte sono lunghissime, giorni e giorni per raggiungere un luogo, che sulla cartina sembra vicino.

Carichiamo i nostri bagagli e saliamo speranzosi di trovare velocemente lo stordimento della festa. Ci forniscono di auricolare, copertina e cuscino, proprio come in aereo per i viaggi intercontinentali. Le ore sono tante, cerchiamo subito di dormire. Ogni tanto, durante il tragitto, scosto la tendina per vedere il paesaggio. Ma è troppo buio ed i miei occhi percepiscono solo sagome di alberi fiocamente illuminate da qualche fanale che procede nell’opposta direzione.  All’alba scendiamo ad Eunapòlis dove prenderemo la coincidenza che ci scaricherà direttamente ad Arraial d’Ajuda, vicino  Porto Seguro. Ci rifocilliamo un po’, ma la nostra colazione è costantemente disturbata da zanzare ed insetti, che a loro volta, si cibano di noi. Vogliono la guerra? E noi gli accontentiamo e ci ricopriamo di Autan da testa a piedi…

La piazzetta di Arraial D’Ajuda è piccola ed ordinata, un ex paesino di pescatori, che fino a qualche decennio fa era isolato dal resto del mondo. Una chiesetta in stile portoghese con tanti negozi che le fanno da contorno. Scarichiamo gli zaini e un po’ spaesati andiamo alla ricerca della nostra sistemazione attraversando una strada che si chiama Broadway…. Qualche giorno prima Ilaria ha prenotato alla Pousada Vaticano, che, a quanto pare, è  la piu’ distante dalla spiaggia! Comunque, sudati ed affaticati, la troviamo. E’ un po’ kitch, ma carina,  e c’è anche una piccola piscina. Ci impossessiamo della camera ed, esausti, ci mettiamo a letto. Dopo qualche ora, ci alziamo e subito scendiamo per cercare Flavio, un mio amico italiano, che anche lui è a Porto Seguro per il carnevale. La proprietaria della pousada mi passa un biglietto dove Flavio, mi scrive che è stato qui a cercarci, ma, dato che dormivamo profondamente, ha preferito non disturbarci. Ci aspetta in spiaggia e mi spiega come trovarlo. Flavio vive e lavora  da qualche anno in Brasile, così colgo l’occasione della mia venuta per ritrovarlo. Lui ora sta a Belo horizonte, Porto Seguro il nostro punto d’incontro, e con questa scusa si è regalato qualche giorno di vacanza.

Passiamo il paesino, un susseguirsi di locali, negozietti e ristorantini e ci dirigiamo verso la spiaggia. C’è una ripida discesa, da affrontare ( ma la solita sarà assai peggiore..) per raggiungere la spiaggia.

La spiaggia è profonda e le musiche di tutti i bar baracchini creano un’atmosfera agile ed allegra. Cerchiamo un varco tra ombrelloni, sdrai, donne dai micro costumi e poi, in fondo, troviamo Flavio, disteso sopra un pareo/bandiera brasiliana. E’ scurissimo e noi, latticini, creiamo un bel contrasto. E’strano ritrovarlo, ancora una volta medito di quanto le distanze non siano un problema, se solo lo vogliamo…

Parliamo e ci aggiorniamo sugli ultimi avvenimenti accaduteci e poi risaliamo verso il paese per prepararci alla festa.

Usciamo per la sera. Le stradine pullulano di turisti. Nella piccola piazzetta ci sono baracchini che preparano succhi di frutta e cocktail alcolici. Come farsi mancare una caiphirinha? Poi l’eccitazione mi prende la mano e proseguo con un capeta, un cocktail a base di guaranà che mi consiglia Flavio(ti terrà bella sveglia – mi dice, e solo dopo mi informa sul motto di questa bevanda:” 1 capeta, 2 capeta, 3 capota”) Così, allegra combriccola, prendiamo l’autobus che ci porta al molo dove un traghetto ci scaricherà a Porto Seguro.

Il posto dove ci saranno i festeggiamenti per il carnevale ha un nome assai fantomatico: Paserela do Alcool…..e, visto il mio grado alcolico, mi sento decisamente consona nell’attraversarla.

C’è un marasma di gente, in un confondersi di colori di pelle, di abbigliamenti, di lineamenti. L’atmosfera è allegra, profumi provengono dai tendoni che preparano cibarie e la birra scorre a fiumi. Poi, eccolo, in fondo, il primo trio elettrico. Sopra ad un enorme tir, c’è una band al completo con ballerini e ballerine dagli abiti succinti. La musica ha inizio. I miei occhi curiosi cercano di immagazzinare qualsiasi dettaglio e sensazione. Piano piano il trio si avvicina. Sono i Timbalada che cantano,ballano e suonano dall’alto di questo palco mobile. Poi la musica si fa sempre piu’ forte e non è possibile rimanere impassibili a questi suoni. I ritmi della musica axè iniziono piano piano a pulsarmi nel sangue e comincio, un po’ goffa, un ballo liberatorio… La gente ci coinvolge nelle danze,tutti ridono e scherzano. Si susseguono vari trios, le musiche si mescolano e una piacevole confusione ci risucchia. Proseguiamo così per diverse ore, poi decidiamo di riprendere il traghetto e di tornare ad Arraial D’Ajuda. Da qui, con il motto “la notte è giovane” prendiamo un taxi e ci facciamo scaricare in una discoteca all’aperto dove c’è il concerto di MC Serginho, un rapper strampalato che abbiamo sentito per radio qualche giorno prima …e terminiamo la nottata, osservando i giovani danzare sulle note di queste rappate dai toni sconci e provocatori…

Trascorriamo così qualche giorno ad Arraial D’Ajuda, esplorando poi la vicina spiaggia di Trancoso , ancora piu’ bella e profonda.

Salutiamo Flavio che torna al lavoro e l’ultimo giorno di nostra permanenza il tempo fa i capricci e piove, anzi, diluvia. Così decidiamo di visitare Porto Seguro, con le strade innondate dalla pioggia. Riprendiamo la corriera che, macinando chilometri di asfalto polveroso ci riporta a Salvador.

Ci regaliamo ancora una “pillola” di Salvador, domani mattina un’aereo ci trasporterà fino a Rio de Janeiro, la capitale Carioca, la capitale del Carnevale,  Grazie ad Ilaria riusciamo a trovare un volo economicissimo (www.voegol.com.br) che ci porterà nella citade meravilhosa . In poco piu’ di un’ora atterriamo nella città delle città. Carichiamo gli zaini in taxi e ci dirigiamo verso Ipanema, dove abbiamo affittato per una settimana un grazioso appartamento. Lungo la strada riconosco le favelas, immense distese di baracche e miseria, poi passiamo lo stadio Maracanà e piano piano riconosco tanti punti di riferimento visti nelle riviste o nelle cartoline.

Il quartiere di Ipanema, sorge ordinato e signorile. Bei negozi, pulizia, gente ben vestita. Visto da qui, l’allarmismo sulla violenza di  questa città sembra del tutto infondato. L’appartamento, oltre che grande, bello e spazioso, sorge in una posizione “strategica”. Vicinissimo alla spiaggia di Ipanema, a due passi di Leblon e non di distante da Copacabana.

Scalpitiamo all’idea di andare subito in spiaggia. E’ caldo e il sole brucia. Ci beviamo un cocco lungo la strada e arriviamo alla mitica spiaggia di Ipanema. La spiaggia è lunga ed abbastanza profonda, e i blocchi di spiaggia sono contrassegnati da grandi numeri. Piano piano la spiaggia inizia ad animarsi, ragazzi dai fisici scultorei, ragazze con il bikini ridotto ai minimi termini, venditori ambulanti, bimbi e famiglie. Il mare pero’ è impetuoso, forti correnti tendono a risucchiarti. Mi guardo attorno, osservo le persone e mi sembra impossibile di essere arrivata fino a qui! Il sole mi squaglia, saranno almeno 45 gradi!

Il sole piano piano inizia a scendere, e alla mia destra, arroccate ad un monte, tante lucine si accendono. Questa cascata di luci pero’, non è altro che una grande favela, che di giorno quasi scompare tra la vegazione del monte, mentre di sera ricorda la sua presenza,  creando, da lontano, un’effetto suggestivo.

Mentre rientriamo, notiamo che il passaggio pedonale è preso d’assalto dagli sportivi.  Gente eterogenea, ogni sera, o alla mattina presto, si diletta nello jogging. Sembra una sfilata, si vede passare di tutto, dai piu’ allenati che con balzi leggeri scivolano sull’asfalto, donne pesanti che goffamente trascinano  i piedi,  ragazzi in bici….. Gabry, famoso cultore del fisico, è subito tentato di seguirli, ma lo dissuado con la promessa che, domani, potremmo fare questa scarpinata assieme.

Ogni promessa è debito, percio’, l’indomani,  mi preparo con scarpe da ginnastica e pantaloncini, per fare la vera carioca, e cimentarmi nello jogging lungo Ipanema e Copacabana. Sebbene sia tardo pomeriggio, la temperatura è ancora alta e in men che non si dica mi ritrovo completamente zuppa di sudore.  Lungo il percorso rischio 3 infarti, 8 colpi di calore, 5 morti rapide per disidratazione fulminante, ma persisto e resisto, fino ad arrivare quasi alla fine di Copacabana. Mi rendo conto di non essere un bello spettacolo, ma, trionfante, sono soddisfatta del mio risultato! Il ritorno lo faccio a piedi, ad andatura sostenuta, mentre Gabry continua in questa tortura, girandosi ogni tanto per controllare che non sia stramazzata al suolo, o inseguendo con lo sguardo qualche bella ragazza…

Gabry è sempre piu’ irrequieto, le bellezze del posto lo fanno fremere. Come un buon manzo italiano , in ogni occasione è pronto per la caccia. Infatti, verso sera, abborda una compagnia di ragazze che siedono ad un bar. Io ed Ilaria, piu’ tardi, ci aggreghiamo a questo gruppetto chiassoso, ma molto simpatico. Ci diamo appuntamento per la serata in una birreria poco distante.

Così socializziamo e con loro andiamo ad una festa in spiaggia ad Ipanema. Ci sediamo vicino ad un fuoco e parliamo di politica, di problemi nel mondo, della nuova situazione in Brasile, della condizione dei poveri. E’ molto interessante e coinvolgente scoprire che tutti la pensiamo piu’ o meno nella stessa maniera, nonostante siamo  nati e cresciuti in luoghi e situazioni diverse.

Trascorriamo  giorni alla scoperta dell’immensa città carioca. Grazie ad Alonso, un ragazzo di Rio, conosciuto da Ilaria a Londra, saliamo al Corcovado, e ci regaliamo, dall’alto del Cristo Rei una panoramica mozzafiato della città . Poi ci immergiamo nel verde  e nel fresco del parco nazionale della Tijuca fino a Pedra Bonita, dove, una volta, Alonso faceva l’istruttore di deltaplano, per poi arenarci sulla spiaggia di Barra da Tijuca, selvaggia  e frastagliata che ben piu’ mi si  addice rispetto all’affollata e modaiola Ipanema o Capacabana.

Nei giorni seguenti prendiamo il piccolo tram (bonde), che sorvola una grande favela, per arrivare al caratteristico quartiere di Santa Teresa. E’ un quartiere singolare ed affascinante, anche se , sicuramente piu’ movimentato di notte , ma aihmè, anche abbastanza pericoloso...

Poi ci tuffiamo alla scoperta di nuove specie vegetali al giardino botanico e girovaghiamo senza meta nei vari centri commerciali.

Andiamo al concerto a Copacabana dei Paralamas do Sucesso ,  poi incontriamo Guimares (www.brasilialia.com.br) un ragazzo  di Rio conosciuto tramite internet, che, con la sua ragazza  ci fa scoprire un pezzettino di Rio notturna.

Insomma siamo ben immersi nel clima carioca, ma il viaggio continua e un nuovo volo ci riporterà a Salvador de Baiha , che finalmente potremmo visitare con un po’ di calma.

Lasciamo Rio avvolta nella pioggia ed atterriamo in una chiassosa ed afosa Salvador. Il nuovo appartamento che abbiamo affittato è carino e proprio di fronte al Farol da Barra. L’ultima settimana brasiliana è all’insegna del divertimento e alla visita della città: passando da un quartiere ad un altro, entrando in una favela per assistere ad un rito di candomble’, ammirando aitanti capoeiristi che fanno apparire tanto semplici le acrobazie che compiono, comminando tra le viuzze del Pelurinho, storditi da mescolii di musiche e da fiumi di caipirinhe , rosolandoci al sole ……

Ilaria, dopo sei mesi, tornera’ a casa con noi. Ormai è tempo di prepararci. I bagagli sono pronti per essere caricati nel taxi che ci porterà all’aeroporto…..Atè logo Brasil! E’ stata per tutti un’esperenzia indimenticabile!