Sono
pronti i preparativi per la nostra nuova avventura. Io e Fede siamo
dirette ad Amsterdam. Dopo tanti anni ritorno in questa città
strana, multietnica e decisamente “fuori dagli schemi”. In
quattro e quattr’otto prenotiamo il volo. Il tempo per i
preparativi è stringato percio’, un po’ allo sbaraglio
atterriamo all’aereoporto Schipol
di Amsterdam. Non abbiamo ben idea di dove andare a dormire, ma
confidiamo che qualche ufficio informazione possa darci le giuste
indicazioni. Scendiamo alla stazione di Amsterdam vittima di folle
di giovani che disordinatamente transitano con i loro bagagli,
chitarre, bonghi …. Usciamo e subito veniamo abbordate da una
ragazza americana che ci chiede se cerchiamo una sistemazione. Siamo
un po’ frastornate, ma decidiamo di seguirla. Ci spiega che
l’hotel non è distante ed offre soluzioni particolarmente
economiche. Così approdiamo all’Aroza Hotel, fumoso e pieno di
giovani. Un grosso biliardo campeggia proprio all’entrata. Saliamo
infinite scalette a chiocciola ed entriamo in quella che dovrebbe
essere la nostra stanza. La soluzione piu’ economica è quella di
dormire in un materassino per terra. Siamo un po’ perplesse,
dobbiamo dividere la stanza con altre 6 persone…Ci pensiamo un
pochino su, ma poi decidiamo di rimanere, sarà una bella
esperienza! I nostri compagni di stanza poi, sono dei “gioiellini”:
Willy, un rasta dai capelli rossi da Vienna che per professione fa
il suonatore di strada(bellissimo!) , due ragazzi tasmani dai
lunghissimi capelli biondi (bellissimi!), un ragazzo inglese che
parla a raffica e sembra mr. Bean e due ragazzi croati. Scendiamo in
strada e vogliamo subito assaporare l’ebrezza di entrare in un
coffe shop. Ce ne sono tantissimi, non c’è che l’imbarazzo
della scelta. Entriamo in uno che sembra abbastanza tranquillo, c’è
poca gente ed ha una grande vetrata che guarda la strada. Ordiniamo
due birre, e subito un gruppetto di ragazzi si avvicina a noi. Così
conosciamo, Relly, Geti , Kussi , Dio (si, si chiamava proprio così!)e
Patrick, dei ragazzi della Svizzera tedesca. Sono molto giovani,
decisamente simpatici e un po’ fanatici degli anni 70. Sono
accampati nel campeggio di Amsterdam e, a quanto pare è la loro
prima vacanza da soli. Socializziamo subito e con loro iniziamo a
girare un sacco di locali. C’è molta gioventu’ per le strade,
è facile fare amicizie. Tanti gli arabi che cercano di vendere
droghe varie. Sono fastidiosi ed insistenti.
La
città delle biciclette: ci informiamo per noleggiarne due, ma gli
olandesi sono un po’ fuori di testa e ci chiedono depositi da
capogiro.
Percio’
optiamo per una visita a piedi e
camminiamo lungo i canali di Amsterdam, ammiriamo le vecchie
costruzioni e frequentiamo tanti mercatini.
Amsterdam
è davvero una città particolare, dove i poliziotti portano lunghi
capelli lunghi e sono pieni di tatuaggi, dove c’è una certa
tolleranza per tutto, dove puoi vedere personaggi davvero strani,
dove nelle vetrine puoi trovare anche donne in carne ed ossa..
Passiamo 3 giorni di puro divertimento. Siamo molto caricate, ma il
nostro viaggio deve continuare. La prossima meta è Copenhagen. In
tanti ce ne hanno parlato bene, percio’ lasciamo quest’Olanda un
po’ eccentrica per atterrare in una piu’ traquilla ed ovattata
Danimarca.
L’aereporto di Copenhagen è piuttosto decentrato rispetto
al centro della città. Ci impieghiamo un po’ prima di capire
quale autobus prendere per arrivare almeno alla stazione dei treni,
dove sicuramente ci sarà un ufficio informazioni. Scendiamo.
L’ufficio informazioni è proprio all’angolo della strada. E’
pieno di gente. C’è una lunghissima coda. Allora entro e faccio
razzia di volantini che danno indicazioni sugli ostelli.
Realizziamo
che ce n’è uno non distante dalla stazione. Ci mettiamo in
cammino. Evidentemente sbagliamo strada un paio di volte, in quanto
il percorso di rivela molto piu’ lungo del previsto. Abbiamo
oramai schiena e gambe a pezzi, anche quest’anno, nonostante le
solite premesse ante-partenza, gli zaini sono pesantissimi. Quello
che stiamo attraversando, poi, non è decisamente la Copenaghen che
entrambe avevamo in testa! Le strade sono piuttosto malmesse, c’è
uno squallore diffuso, e poi, la gente non è alta coi capelli
biondi, ma bensì mora dalla carnagione scura…Siamo infatti
capitate nel bel mezzo del quartiere indiano. Dopo qualche fermata
per controbilanciare il peso dello zaino, finalmente intravediamo la
via dove dovrebbe esserci l’ormai agognato ostello. Veniamo
accolte dalle note della canzone di Toto Cutugno “sono un
italiano”. Infatti proprio vicino alla reception un gruppo di
ragazzoni italiani con la chitarra si sta esibendo in uno spettacolo
nazional popolare, rompendo la tranquillità e la pacatezza di tutti
gli altri ospiti stranieri. Io e Fede, ci guardiamo perplesse,e,
vigliaccamente, facciamo finta di non essere italiane. L’ostello
è allucinante. E’ grandissimo e composto da immensi dormitori che
contengono circa 40/50 persone. E’ molto squallido ed i letti sono
tutti attaccati e la convivenza con il vicino è al 100%. Inoltre è
carissimo, ma siamo troppo esauste per riprendere la ricerca.
Andiamo a nanna prestissimo quella sera, con l’intento di
svegliarci prestissimo la mattina seguente per setacciare Copenaghen
alla ricerca di un rifugio migliore. Trascorriamo una notte
infernale. In questo grande salone ci sono rumori di tutti i tipi,
dai letti che cigolano, a chi russa, a chi ha la tosse, a chi,
alticcio, rientra parlando a voce altissima. Fede praticamente non
dorme tutta la notte e quando sono le 6 mi sveglia. Alle 7 siamo già
all’uscita alla ricerca di un’altra sistemazione. Ci affidiamo
questa volta all’ufficio informazioni che ci prenota per una notte
un albergo vicino alla stazione non particolarmente caro. Tutto
sommato, dormire per una notte in un posto piu’ agiato non ci
fara’ certo male. Depositiamo i bagagli in questo albergo ebraico,
dove lungo tutti i
muri, campeggiano versetti scritti
in ebraico.
Noleggiamo
due bici. Armate percio’ di bicicletta pedaliamo nelle sterminate
piste ciclabili, dove rigorosamente bisogna rispettare tutti i
segnali. Copenaghen vista dalla sella della bicicletta è molto
affascinante. Ci spingiamo fino al porto dove rimaniamo deluse nello
constatare che la tanto famosa “sirenetta” non è altro che una
statua piccina piccina. Poi andiamo a controllare gli altri ostelli
della città. Imbocchiamo un quartiere dall’aspetto molto
tranquillo. Le case sono ordinate e non c’è molto traffico.
Svoltiamo in un edificio che deve essere stato una scuola. Qui c’è
lo “Sleep in Eaven” in ostello che sa un po’ da centro
sociale. E’ carinissimo. E’ gestito da un gruppo di ragazzi che
frequentano la scuola d’arte. E’ molto originale, nel cortile
stazionano dei finti panni messi ad asciugare. Il grande stanzone è
arredato in modo molto particolare. Sulla parete sono appesi tanti
sacchetti di plastica contenenti oggetti di uso comune con scritto
il nome in danese. Un’ottima idea per familiarizzare un po’ con
questa astrusa lingua. I letti sono divisi da grandi teloni blu
e sul soffitto sono dipinte tante stelle.
E’ anche molto economico, percio’ decidiamo che nei
giorni seguenti ci trasferiremo qui.
Nei
primi giorni le serate trascorrono
molto monotone. Proviamo a frequentare il centro, invaso da mandrie
di ragazzi italiani alla ricerca dell’avventura con qualche
ragazza nativa. Inoltre, nei locali del centro, bere una birra
puo’ costare parecchio. La città è molto cara e non abbiamo
intenzione di finire subito il fondo cassa. Anche mangiare puo’
costare parecchio, ed allora ci organizziamo andando nei discount a
comprare pane da toast, sottilette ed affettati. (con annessa
indigestione, dopo una settimana).
Siamo
un po’ deluse…L’unica cosa positiva è la popolazione. Ragazze
e ragazzi sono bellissimi. Sfiorano la perfezione. Le ragazze sono
tutte altissime, biondissime e con fisici mozzafiato, i ragazzi sono
muscolosissimi, biondissimi ed altissimi. C’e da perderci gli
occhi….
Ci sarebbe il quartiere di Cristiania, ma abbiamo un po’ di timore
ad inoltrarci fino a li. Cristiania è un quartiere molto
particolare. Verso gli inizi degli anni 70 un gruppo di Hippy ha
occupato delle vecchie fabbriche. Qui è nato questo quartiere,
recintato, nel quale è proibito scattare fotografie, e dove la
droga è liberalizzata. Una piccola Amsterdam. Pero’ qui la sera
c’è davvero movimento, musica e concerti.
Approfittiamo
della conoscenza con Andrew, un ragazzo norvegese dai lunghissimi
capelli biondi e Matt, un ragazzo inglese di origini armene dagli
intensi occhi azzurri, per inoltrarci con loro fino a Cristiania.
Ci arriviamo a piedi anche se è piuttosto distante dal
nostro ostello. Ad ogni modo è bello ascoltare la musica seduti
vicino ad un falo’ e conversare con i nostri accompagnatori. Anche
qui, come in ogni angolo di questa città c’è un sovranumero di
turisti italiani. Comunque l’atmosfera è molto tranquilla ed
amichevole, poi, all’uscita c’è una forte presenza di polizia
che vigila su eventuali “teste calde”.
Da amanti della birra, quali siamo, non possiamo negarci una visita
alla fabbrica della birra Carlsberg. Varchiamo l’entrata
monumentale sorretta da quattro elefanti di pietra (costruiti dallo
stesso scultore che ha ideato gli elefanti dell’entrata dello Zoo
di Berlino), rappresentanti i 4 figli dell’eccentrico conte di
Carlsberg, e ci immergiamo in racconti, visioni ed aromi di luppolo,
di schiuma, di fermentazione, per terminare poi, con l’assaggio
del prodotto finito.
Passiamo interi pomeriggi distese a prendere il sole nel parco di
Friedriksberg, dove campeggia, maestoso il castello di Federico IV.
Il parco è frequentatissimo, tantissimi giovani vengono a prendere
il sole. Poi è molto rilassante passeggiare nei piccoli sentieri.
Una mattina decidiamo di spostarci in Svezia. Prendiamo il treno
fino ad Helsingor, dal dove si ammira sullo sfondo il Kronigsberg,
un castello che la leggenda vuole fosse di Amleto, poi con il
traghetto approdiamo ad Helsingborg, in terra Svedese. Il paesaggio
e l’atmosfera sono simili a quelli danesi, con l’unica eccezione
che la Svezia si presenta ancora piu’ cara della Danimarca.
Comprare un gelato diventa un' impresa. Prezzi da capogiro. Allora
“giriamo i tacchi” e facciamo ritorno a Copenaghen.
Piano piano, facendo amicizia con ragazzi danesi, scopriamo i locali
di non alta frequentazione turistica, sicuramente molto piu’
abbordabili anche come prezzi. Iniziamo ad andare al Rust, una
graziosa discoteca non distantissima dal nostro ostello. La musica
è ottima e le frequentazioni di questo locale vanno di pari passo.
Ragazzi e ragazze bellissimi. I danesi, poi,
smascherano il luogo comune che la gente del nord è fredda.
I giovani sono molto socievoli e non è per niente difficile fare
amicizia con ragazzi o ragazze.
Incredibilmente riusciamo facilmente
a conoscere i canonici “fighi” dotati di fisico
supermuscolo, capelli lunghi biondi ed occhi azzurrissimi. Giungiamo
alla conclusione che anche qui, come in tutto il mondo “l’erba
del vicino è sempre la piu’ verde”, e attirati dalla nostra
etnia palesemente diversa , questi autentici stalloni non disdegnano
di conoscere ragazze fuori dai loro soliti schemi. Ben venga! Quasi
quasi ci trasferiamo qui!
Passiamo l’ultima notte folleggiando in discoteca, siamo così
distrutte che quasi quasi la mattina dopo perdiamo il volo che ci
ricondurrà a casa. Prendiamo un autobus “al volo”, scendiamo
alla fermata sbagliata e corriamo corriamo corriamo con in nostri
zaini fino all’aeroporto.
La vacanza è andata benissimo, Amsterdam con i suoi contrasti e le
sue libertà, Copenhagen
tranquilla ma allo stesso tempo trasgressiva, i danesi bellissimi
e…… già vorremmo programmare un bis……
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