24 dicembre 2001

Mitch (l'uragano) ha fatto dell'Honduras un polo di attrazione per tutti quelli che vogliono cooperare. Mi risparmio l'elenco completo, ma vi basti sapere che c'è perfino Taiwan, che ha fornito qualche decina di macchine alla polizia di Tegus.
La formazione professionale, invece, dev'essere stata affidata a un trombettista: il fischietto, qui, non si fischia, si suona, modulando l'espressione con l'anulare e il medio.
L'effetto sul traffico non sembra essere un granchè, ma aiuta a passare il tempo, in mancanza della radio.

Il cosmopolitismo cooperativo ha risvolti ludici per nulla trascurabili. Potendo andarci, ogni settimana c'è qualcuno che organizza una festa a casa sua, riunendo spagnoli, svedesi, hondureqi, finlandesi,italiani, statunitensi, francesi,franco-irlandesi-tedeschi, con bisnonno italiano, e così via.
Non so come raccontarvelo, ma è entusiasmante avere una lingua in comune, e a momenti mi incanto ad ascoltarli. Finchè mi rendo conto che parlano tutti meglio di me, e l'invidia fa scoppiare la bolla di sapone in cui stavo flottando.

La scorsa settimana l'agenzia di viaggio ha proposto la discarica di Tegucigalpa. Premettendo che ognuno ha i suoi problemi, i stato uno dei posti più emozionanti di questo viaggio.Quella di Tegus è una discarica sconfinata, fumante e spazzata da un vento teso, pieno di polvere. In mezzo,decine di uomini e bambini, ciascuno con il proprio sacco.
Corsa all'oro, nuova edizione.

So che vi avevo scritto che qui non si fruga fra i rifiuti, ma questa è stata una sorpresa anche per me. Lungo la strada per la discarica è un susseguirsi di baracche in cui la gente vive in mezzo ai mucchi di carta straccia, bottiglie di vetro e plastica, rottami
di ferro ammassati dentro e fuori.Ogni tanto passa un camion di non si sa chi, compra un po' dall'uno e un po' dall'altro e porta all'estero.

Questa umanità di liberi professionisti individuali conosce un'eccezione: in uno spiazzo un più grande degli altri c'è il magazzino di un'impresa che compra e vende carta straccia.Il proprietario è un uomo robusto, sulla cinquantina, che non si allontana mai dal telefono a muro. E' cieco. Lo ascolto mentre mi parla dei prezzi della carta BIANCA e di quanto sia importante togliere il cartoncino GRIGIO, e del fatto che il cartone MARRONE non lo vuole più nessuno.
Lo seguo con lo sguardo mentre col dito mi indica la pressa più grande e le due più piccole,descrivendomene caratteristiche, pregi e difetti. Mi viene in mente Rey Charles, nei Blues Brothers.

Spesso incappo in qualcosa che mi ricorda che i quasi Natale. Capita soprattutto vicino ai centri commerciali, dove il Natale è più Natale che altrove.I simboli sono del tutto identici a quelli europei:Babbo Natale, le commesse dei negozi con il berretto
rosso contornato di peluche, l'abete addobbato, il presepio, le lucine, i regali.
Solo che qui siamo ai tropici, Babbo Natale vive in un bagno di sudore, le commesse alzano l'aria condizionata, gli abeti sono di plastica perchè quelli veri non crescono.

La sola particolarità i che alla mezzanotte del 24 iniziano a mangiare e bere come squali, persistendo nell'attività fino allo sfinimento.Chi sopravvive dedica il 25 alle funzioni vitali di base; il resto i rinviabile al 26.
Almeno così mi dicono; il 24 e 25 sarò in giro e vedrò.


           Hasta la proxima
                     Omar