2 dicembre 2001

 

... e finalmente ci si legge!!

Per la verità, ad un certo punto pensavo che vi avrei scritto un contrordine da Vigonza, dopo che:

- venerdì mattina il Ministero ha bloccato le partenze dei cooperanti (pazienza, vado lo stesso);
- sabato mattina, al check in, scopro che l'agenzia non mi ha prenotato il volo. A Venezia possono sistemarmi solo fino a Miami; poi? Arrivo a Miami e vedo;
- a Milano non si parte più perchè hanno trovato uno con il passaporto falso e il bagaglio a bordo e un altro con bagaglio a bordo e lui sparito.

Invece a Tegucigalpa (Tegus, per quelli che sono già in confidenza) ci arrivo puntualissimo.
Con tanta voglia di stringere la mano al pilota .L'aereoporto h in una posizione spettacolare: l'aereo sembra infilarsi in una specie di canyon, inizia una virata leggera a sinistra, scende a 300 metri da terra lungo il pendio di una collina, vira ancora stretto sulle case fitte della periferia e passa 30 metri sopra a una strada con semaforo rosso ad ogni atterraggio. Infine, lasciando a destra un salto,tocca la pista e si ferma a 100 metri dal buco che lo separa dalle case di fronte.
Il tempo è splendido... sempre sia lodato!

I due cooperanti che stanno qui sono un catano-torinese e un palermitano. In mezzo a loro mi sento come Aldo fra Giovanni e Giacomo, ma a parti invertite, e sentirli parlare in siciliano mi rallegra le giornate.

Per quel che ho visto finora, complimenti al progetto!
Da queste parti tradurre in pratica quello che si potrebbe fare in teoria richiede una pazienza certosina e una dose di fatalismo sufficiente alla sopravvivenza. E loro due ce l'hanno. Io c'ho messo qualche giorno; poi il caldo del sud mi ha indirizzato sulla stessa via.

E dell'Honduras, che vi posso dire?... ho visto solo Tegucigalpa e il sud, verso la costa pacifica.
Fra il pianeta Cuba, gli alti e bassi ecuadoriani e gli opposti estremi della Colombia, forse mi ero abituato troppo bene, ma l'impressione che ho di questa parte del Paese è che sia piatto. Senza fremiti, sussulti, senza qualcosa di caratteristico.
Non che non abbia incontrato gente dotata di personalità, ma mi h sembrato che avesse il vuoto attorno.
E' un'atmosfera amorfa che si riflette anche nell'arte, nell'artigianato e nell'architettura, che non lasciano allo spettatore nessun particolare ricordo.

E in questo quadretto, mi viene un'osservazione: pochi anni fa, mentre i confinanti Guatemala, El Salvador e Nicaragua facevano i conti con rivoluzioni ed altri fronti interni, l'Honduras ospitava senza agitarsi le forze armate statunitensi destinate a proteggere gli interessi USA nel Centro America (fonte: guida Lonely Planet, australiana, giusto per non passare per tendenzioso)... insomma non voglio dire che i bagni di sangue siano sintomo di vivacità culturale, ma anche nella storia recente, l'Honduras sembra proprio mostrare una personalità piuttosto debole (ben contento di leggere strali e idee sul tema).

... molto h ancora da vedere: non è escluso che finisca per cambiare idea.

Comunque sia, non fraintendetemi: noia e apatia non fanno parte del viaggio; tanto meno di un viaggio come questo.