Vi piace spostarvi, ma non improvvisare?
CAMBIATE ARIA: L'HONDURAS NON FA PER VOI!

Sabato mattina vado al terminal di una compagnia di autobus che mi dicono faccia un servizio diretto per la mia destinazione:

 << Un biglietto per Copàn, per favore>>.
Pago e mi allontano. Poi mi accorgo che sotto a un timbraccio si intravede un'altra destinazione.
<<Scusi, ma le avevo chiesto un biglietto per Copàn>>
<<Il diretto era già pieno>>. Gentile ad avermelo detto; cambierò a San Pedro Sula. La corriera non è delle migliori: il motore si
raffredda scambiando calore direttamente con i miei piedi e il fumo dell'olio bruciato lubrifica narici,bronchi e polmoni.
Dopo due ore, in un fracasso da investimento (strano verbo, questo), perdiamo un pezzo dell'albero motore.
Tutti a terra a cercare i pezzi.Ne recuperiamo tre, e non dovrebbe mancare niente. E adesso, che si fa? <<Chiamiamo la sede, che chiama un meccanico, che viene e vede cosa può fare>>. E' sabato; la città più vicina è a un'ora...

Il dio dei viaggiatori indifesi fa passare un bus vuoto, con la stessa destinazione. L'autista odora l'affare e ci carica al prezzo di un altro biglietto.

A San Pedro Sula mi lasciano vicino al terminal di una compagnia che va diretta a Copàn. Il bus sta per partire e, più che farmi salire, mi sequestrano trascinandomi per un braccio. Saremmo in 80, con 50 posti a sedere; il viaggio dura 4 ore...!

La strada è bagnata e l'autista mette a nudo la mia anima forcaiola: meriterebbe una condanna a trent'anni per tentato omicidio plurimo, senza diritto né alla difesa, né all'appello.Visto da qui, l'aereo non può che sembrarmi il mezzo più sicuro, dopo il materasso.

Un'ora e mezza dopo mi fanno notare che questo è un diretto, ma per Santa Rosa di Copàn, caratteristico paesino coloniale a 107 km da Copàn.

Arrivo dopo 8 ore di viaggio. La prima occupazione è organizzare la prossima trasferta, fra due giorni.
L'esperienza di oggi, però, ha fatto di me un detective: le mie non sono più domande, ma interrogatori, con riscontri incrociati delle risposte e un'osservazione ossessiva dei visi, alla ricerca dell'espressione di incertezza capace di rivelare l'inganno.
Sarà inquietante, ma funziona.

Qualcuno dirà che è normale approssimazione latina.Ma in Honduras i trasporti raggiungono vertici inarrivabili, tanto da farmi pensare che si tratti, in realtà, di un'approssimazione organizzata con puntiglio.
Qui non esistono stazioni delle corriere: le varie tratte sono coperte da diverse compagnie, ciascuna con il proprio terminal. I terminal sono sparsi a caso per tutta la città. Se la città è piccola non è difficile; se ha mezzo milione di abitanti, bisogna avere i nervi saldi.
Al di fuori degli autisti, poi, la conoscenza degli orari è affidata a medium e veggenti. E neanche questo è sicuro: a Trujillo (città sulla costa caraibica), la Cotraipbal ha tre corriere che vanno dirette a Tegucigalpa (11 - 12 ore). <<A che ora partono?>>
<<Non si sa>>, mi dice l'autista, <<All'una di notte si trovano tutte e tre al terminal e vanno via quando sono piene>>.
Rinuncio. Ma il destino, in un accesso di generosità, tiene fermo il terzo autobus fino alle 5, ed io lo prendo in corsa osservando che, in effetti, In queste condizioni, le sole coincidenze possibili sono quelle legate al caso.

A supporto delle compagnie e sostegno dei clienti opera una folla di venditori, pazientemente in attesa ovunque la corriera possa, non dico fermarsi, ma almeno rallentare.
Se nulla di ciò che vi propongono fa per voi, vuol dire che siete incontentabili: orologi, acqua,biglietti della lotteria, pepsi, quotidiani, coca (cola), sacchi per le immondizie, pollo con riso, patate, salsa e tortillas, bambole tipo Barbie, ma di
nome "Roquera", snack, sigarette, cioccolata, stracci per pulire i vetri, mele, uva, pistole venusiane a batteria, chicharrones, astucci per cellulari, pupusas, succhi di frutta, pasticcini.
L'abilità con cui avviene lo scambio fra il venditore a piedi, fuori dalla corriera, ed il cliente, pure lui a piedi, ma dentro alla corriera in corsa, ha qualcosa di sovrumano: merce, soldi e resto attraversano il finestrino nelle due direzioni, disponendosi ciascuno
nelle mani del legittimo proprietario. Mai un errore;mai un imbroglio.

Dodici ore di autobus possono far venir fame. Io ho risolto il problema scegliendo una compagna di viaggio che vomita sul vetro, ma la maggior parte delle persone preferisce il pollo. Visto da fuori, un bus hondureño all'ora di pranzo è una scia ininterrotta di coriandoli di polistirolo, stelle filanti di nylon e bottiglie di plastica. Non fosse per la velocità, si potrebbe scambiare per un
carro mascherato alla sfilata di carnevale.
In autobus gli hondureñi seguono con rigore le migliori regole della raccolta differenziata: i rifiuti non biodegradabili si buttano fuori, quelli organici, sul pavimento. Scendendo dalla corriera per Trujillo cammino su un tappeto di tortillas e ossa di
pollo. Ne deduco che il pollo è consigliabile, letortillas no.
Tutti i bus espongono un cartello che invita la gente a non sputare e buttare immondizia. C'è da rallegrarsi che almeno il primo invito venga accolto, anche perché sputare è sport praticato diffusamente, senza distinzione di sesso, età, né razza.

Da San Pedro Sula, la strada verso il nord e poi l'est attraversa le pianure più fertili del Paese, coperte da distese di banani, palme da olio, canne da zucchero. I cartelli sui latifondi parlano di Dole e Stati Uniti.
Le baracche dei braccianti allagate da un normale giorno di pioggia tropicale parlano di economia.

L'economia in sé è priva di morale e spesso produce sottosviluppo. Prima di questo viaggio avevo tanti elementi per capire, ma non capivo. In Centro America, almeno nel settore agricolo, già all'inizio del '900 le grandi società statunitensi si erano accaparrate tutte le terre più fertili, e adesso hanno capitali sufficienti a comprare qualsiasi cosa (lecita o non).
Da allora, la produzione è destinata ai mercati nordamericani ed europei, ricchi e capaci di assorbirla per intero. Ma mercato e impresa richiedono prezzi bassi e grandi profitti, e quindi minimizzazione dei costi: non c'è spazio per lo sviluppo locale, tantomeno per salari dignitosi.
Spesso non c'è spazio neanche per l'illusione che le imposte pagate da queste società allo Stato possano servire. Per favorire gli investimenti stranieri in Centro America si sono inventati le maquilas,fabbriche escluse per legge da ogni imposizione fiscale e, di fatto, anche da qualsiasi tutela dei lavoratori.
L'equilibrio fra economia e interesse collettivo dovrebbe essere perseguito dallo Stato. Ma qui lo Stato è proprietà (economica e politica) di una manciata di famiglie, tutte legatissime agli Stati Uniti. Ne deriva che l'uomo politico più importante non è il presidente hondureño ma l'ambasciatore statunitense. Il quale, per mestiere, difende gli interessi del suo Paese (e gli USA sono dei maghi, in questa attività).

In aereoporto, un tipo che gira queste zone da più di vent'anni mi dice: <<Dopo averci lavorato, è difficile andarsene da 'ste parti senza essere comunista>>.Sorrido e annuisco.

Io non sono comunista, e non mi piacciono i monocromatismi che negano le sfumature. Ma con tutte le approssimazioni che una sintesi deve ammettere, riconosco che è un'ottima sintesi.

In aereo il traffico delle informazioni e delle idee non mi dà tregua, intasa le sinapsi e non mi lascia dormire. Di fronte a me, la "busta del malessere" sponsorizzata dalla Xamamina, dice: <<Per ogni tipo di mal di viaggio>>.

... sarà vero?...

Al prossimo giro, speriamo presto;
       buon anno a tutti!

Omar