Quest’anno io e Fede siamo particolarmente eccitate per il nostro nuovo viaggio. La meta, tanto attesa è il Canada. Chissà quali sorprese ci porterà questo nuovo viaggio! Facciamo scalo a Parigi. Le ore di attesa per partire alla volta di Montreal scorrono lente e monotone. Nella sala d’attesa l’aria condizionata è altissima, entrambe “battiamo i denti”. Finalmente l’imbarco. L’aereo è grande e spazioso. Fede è un po’ preoccupata, volare non è una delle sue attività preferite. Durante il lungo volo parliamo, vediamo qualche film, beviamo champagne e dormiamo. Al nostro risveglio siamo ormai arrivate alla meta tanto attesa. Le trafile burocratiche sono un po’ complesse. E’ necessario compilare un modulo nel quale bisogna fare dichiarazioni di tutti i tipi. Lo compiliamo in maniera un po’ maldestra, scarabocchiandolo e stropicciandolo, con il risultato che alla frontiera veniamo fermate. La poliziotta di frontiera ci fa accomodare in una piccola stanzetta assieme a qualche indiano e qualche africano fermati per introduzione illecita di sigarette. Siamo un po’ preoccupate, ma in fin dei conti, a parte 3 bottiglie di grappa, altra merce strana non la trasportiamo di certo! Finalmente arriva il nostro turno . Un poliziotto, giovane e carino, ci fa aprire i bagagli. Percepisce il nostro imbarazzo e quindi, con fare simpatico chiede se i vestiti ci serviranno per le nottate in discoteca. Scherziamo un po’ e finalmente ci lascia in libertà! Fede è un po’ nervosa: Gloria è venuta a prenderci e sarà sicuramente allarmata dal nostro ritardo. Usciamo ma subito tra la folla intravediamo Gloria e Julie, le cugine di Fede. Saliamo in un macchinone alto e grande e ci immettiamo in una strada altrettanto grande. Ho subito l’impressione di sentirmi piccola piccola, qui in Canada dove le proporzioni sono notevolmente dilatate rispetto a cio’ che sono abituata. Siamo ospiti da Gloria, in una casa che è una meraviglia. E’ situata nella periferia di Montreal in un quartiere elegante e tranquillo. I primi giorni ci godiamo un po’ relax, ci riprendiamo dal jet flag che ci ha fatto sballare un po’ con gli orari, e trascorriamo tranquille mattinate ai bordi della piscina, prendendo il sole. Poi andiamo downtown, in centro, come dicono qui. Montreal mi appare immensa. St. Catherine street, la via principale, pullula di negozi, luci, gente e traffico. Le costruzioni sono incredibilmente alte, tutto è grandioso. I centri commerciali sono piazze virtuali multipiani, imbottite di negozi di tutti i tipi, le banche non sono semplici banche, ma stabilimenti nei quali ti potresti perdere, tutto ci appare in formato maxi. Siamo un po’ frastornate da tutta questa grandiosità, ma ci piace l’idea di entrare ed uscire da tanti negozi, di osservare la bella gente che passa per la strada, andare a mangiare in locali particolari. In pochi giorni siamo ben acclimatate a questa nuova vita. Gloria ed Essley sono davvero gentili ed ospitali e fanno di tutto per metterci a nostro agio. Si avvicina il sabato sera, e Gloria, conscia del nostro desiderio di uscire downtown, organizza un “incontro al buio” con due figli di suoi conoscenti. Entrambe siamo perplesse. Chissà che tipi saranno e chissà dove ci porteranno. Entrambe abbiamo lo stereotipo dei film americani: i ragazzi incravattati che vanno a prendere le ragazze a casa, armati di fiore da mettere al polso della malcapitata. Orrore! Sicuramente poi la nostra serata si concluderà con una cenetta tranquilla e poi magari a fare quattro salti in una discoteca trend con musica commerciale. Doppio orrore! Quasi quasi propendiamo per un tranquillo sabato a casa, magari con passeggiatina pro-digestione dopo cena. Nessuna però ha abbastanza iniziativa per scoraggiare Gloria, che sembra proprio soddisfatta di questo appuntamento procuratoci. E’ quasi l’ora. Alle 9 i due damerini devono venire a prenderci. Sembriamo “due cristi in croce”. “Tirate” quel che basta, nervosamente aspettiamo il fatidico “din don”. Un po’ in ritardo, il campanello suona. Un bel sospiro e con stato d’animo rassegnato, ci alziamo per incontrare i nostri “cavalieri”. Gulp! Sono decisamente belli! Ma dov’è la cravatta? E il fiore? I nostri stereotipi si frantumano in un battibaleno! Austin e Russel ci sorridono simpaticamente. Sono cordiali con la padrona di casa che raccomanda loro di non lasciarci sole e di tenerci bene d’occhio. Con un sorriso a ventiquattromila denti rassicuriamo Gloria che ci da’ le chiavi di casa e ci augura una buona serata strizzandoci l’occhio. Saliamo in una macchina bassa lunga e sportiva. Ci accomodiamo dietro mentre i nostri accompagnatori accendono la radio. La musica è bellissima, la macchina sobbalza a tempo di musica e mi sembra di essere la protagonista di un film poliziesco americano. Si fermano ad un distributore, ci lasciano in macchina e compaiono con una cassa di birre. Ci chiedono se per caso siamo astemie. Nessun problema!
La serata procede benissimo. Passiamo da un locale ad un altro e conosciamo tanta gente. A metà nottata il grado alcolico è abbastanza alto, l’entusiasmo è alle stelle e noi parliamo un inglese così sciolto che alcuni dubitano che noi siamo italiane in vacanza. Girovaghiamo e balliamo fino all’alba. Siamo entrambe stanchissime, le mie gambe sono preda di forti crampi, ma ci siamo divertite da matti!!Gloria ci ha proprio organizzato un bell’incontro! Prima di salutarci i ragazzi ci invitano ad un barbecue, che si terrà a casa di Austin nelle prossime settimane. Dubbi sulla nostra presenza?
Dopo qualche giorno Julie, che abita a nord di Montreal, nelle montagne, viene a prenderci. Siamo ospiti a casa sua, nel paesino di St.Sauver des Monts, una famosa località sciistica. Il contrasto con l’abnorme Montreal è abissale. Questo mi sembra il paese delle fiabe. Le case, curate ed ordinate, si allineano in strade pulitissime. La casa di Julie assomiglia ad una baita. E’ isolata ai limiti di una foresta. L’arredamento è molto caldo e ospitale. Julie è davvero simpatica e scatenata. Ci fa fare un sacco di risate. Vicino alla casa scorre un torrente. Il paesaggio è splendido, imponenti sequoie, piante rigogliose e verdi ed atmosfera da pace abissale. Dicono che in primavera gli orsi scendano fino al torrente per pescare i salmoni. Nel torrente è possibile scorgere le dighe che i numerosi castori come ingegneri esperti, hanno assemblato. La natura del Canada ha qualcosa di eccezionale. Grandi spazi verdi, natura ricca, e paesaggi così belli da sembrare fotomontaggi.
In questo angolo di terra, quando cala la sera, il cielo diventa una pergamena di stelle. E’ possibile scorgere tutte le costellazioni. Sembra quasi, che qui le stelle brillino di piu’.
Oltre che alla maestosità delle cascate, un’altra cosa ci colpisce di questo strano luogo. E’ pieno di gente obesa. Non che io sia una siluette, ma posso giurare che mai come qui, io mi sia sentita magra! Ragazze, ragazzi, intere famiglie abnormi, ci circondano. E’ impressionante. Il “top” lo raggiungiamo quando ci fermiamo ad un fast food . Io e Fede, quasi con i sensi di colpa per quell’ hot dog con ketchup e patatine fritte che abbiamo ordinato, siamo accerchiate da mandrie di famiglie straripanti. E per loro non sembra proprio essere un problema e si rimpinzano di ogni porcheria.
Il massimo del contrasto e del cattivo gusto, lo troviamo quando raggiungiamo il centro della città. In un luogo dove la natura si offre con tutta la sua potenza, l’uomo ha superato se stesso. Infatti il centro della città sembra un grande luna park. Come al Gardaland, troviamo il museo delle cere, le enormi sale giochi, il Jurassic Park in miniatura, il percorso con le canoe. L’oscar del Kitch va sicuramente al sindaco della città che ha permesso una tale urbanizzazione di abominevoli cazzate attira-turisti americani-obesi.
Torniamo a Montreal per il barbecue. Ci accompagna Cory, il cugino di Fede e Maxine la sua ragazza. Al party c’è molta gente. Ci accolgono calorosamente. Qui la gente è molto friendly, trovo tutti estremamente amichevoli. Nel piccolo giardino è posizionata una griglia ed ognuno è libero di scegliersi la carne e di andare a cucinarsela. Chissà perché tutti mi sembrano così affascinati dall’Europa e dall’Italia. Chi ci è già stato loda le sue bellezze, chi non l’ha ancora raggiuta, giura che al piu’ presto ci verrà. Devo ammettere che , nonostante io sia stata colpita dalla tecnologia e dall’avanguardia dell’America del Nord, mi mancano i monumenti decadenti, le grandi chiese, le opere che abbiamo in Italia. Il fascino della cultura antica. La bellezza di poter ripercorrere la storia in prima persona. Tutto questo qui manca. C’è solo modernità e sfarzo del grande in questo paese immenso dove la costruzione piu’ anticha risale sì e no a due secoli fa.
Ma anche a Montreal c’è un piccolo angolo dove si respira un po’ di atmosfera retro’. Una mattina, con Cory e Maxine, andiamo a Old Montreal, la parte piu’ antica di Montreal. Le stradine sono piccole e piastrellate e sembra quasi di essere a Parigi. Tutto sommato non è male e ci divertiamo ad entrare nelle numerose gallerie d’arte e a farci fare un ritratto da un “artista di strada”.
Negli ultimi giorni di soggiorno ci dirigiamo verso Quebec city. Anche qui l’atmosfera è retro’ e i Canadesi sono convinti che sia un pezzo di Europa deportato in America. Lasciamoglielo credere! In effetti è una cittadina molto pulita e carina. Puo’ assomigliare a qualche città francese, ma non riesco proprio a respirare l’atmosfera così europea di cui ho sentito tanto parlare.
Il contagocce delle vacanze si è oramai esaurito. Per l’ultima serata ci concediamo follie e con Cory andiamo in disco dove balliamo come scatenate per tutta la notte. Partiamo, assonnate e stanche ma con tantissime cose da raccontare a tutti coloro che ci aspettano a casa……